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martedì 13 settembre 2011

Les Arts Decoratifs - Hussein Chalayan - Fashion Narratives

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Se la mostra di McQueen al MET rientrava nell'ambito del barocco e magniloquente, non è affatto detto che quello sia l'unico modo di esporre la moda. Al mio ritorno in Europa sono riuscita a vedere due delle maggiori mostre dell'anno in ambito di couture (facendo finta che la mostra di Yamamoto a Londra non sia mai avvenuta ... ): Hussein Chalayan a Les Arts Decoratifs e Madame Grès (ancora visitabile grazie ad una fortuita estensione) al Museé Bourdelle di Parigi. 
Di Alix Grès parlerò più avanti (finalmente una mostra con un'allestimento incredibile in cui si potevano fare le foto! Con una vera macchina fotografica! senza guardie pronte a tagliarti le mani!). 
Hussein Chalayan, designer. Ma non solo. In diciassette anni di carriera si è mosso al confine tra architettura design e moda. Rigore intellettuale e perfezione tecnica. Ha esplorato ambiti diversi integrando sculture, video, musica, effetti speciali, arredamento nelle sue collezioni. Colto e politicamente 'conscio', attaccato alle sue origini multiculturali, amante della filosofia (Wittgenstein ritorna ancora una volta), della scienza e dell'antropologia, le sue creazioni sono sempre frutto di un lungo studio intessuto di riferimenti socio-storico-culturali. Poco noto alle masse, è uno dei designer più innovativi dello scorso ventennio, sin da quel 1993 in cui presentò i suoi 'Buried Dresses' alla Central St. Martin's, una serie di indumenti che dopo essere stati seppelliti per qualche mese in un giardino, cambiano aspetto a causa dell'ossidazione.
E' con uno di questi abiti che si apre la mostra, curata dallo stesso stilista, che non segue un ordine cronologico ma 'tematico'. Il suo approccio politico, culturale, geografico e religioso alla moda da un lato, le sue interpretazoni del tempo e dello spazio, del movimento e della scomposizione delle figure canoniche dall'altro. Oltre agli abiti, tra le altre cose esposte mi sembra necessario almeno ricordare le scenografie/abiti di Afterwords, una serie di video dello stilista, a cominciare dall'installazione video presentata alla Biennale Di Venezia (2005) 'Absent Presence' con protagonista Tilda Swinton, e la scultura / installazione che faceva parte del progetto I Am Sad Leyla / Üzgünüm Leyla. In caso vi trovaste a passare per Parigi, la mostra è visitabile fino al 13 novembre.
Panoramic, Fall Winter 1998


Airborne fall witer 2007

 Before Minus Now, spring summer 2000.

 Dolce Far Niente - Spring Summer 2010
 
Kinship Journeys Fall Winter 2003

Kaikoku - fall winter 2011 - già ne avevo parlato in questo post, adoro questa collezione e purtroppo le hanno riservato il posto più ameno di tutta la mostra

Sakoku - Spring Summer 2011

Medea - Spring Summer 2002




giovedì 10 marzo 2011

Miu Miu Fall Winter 2011-12 - Paris

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Miuccia goes 40s
Se Joan Crawford fosse viva, acquisterebbe l’intera collezione autunnale di Miu Miu. Le maxi-spalle esagerate per suggerire l’idea di una vita strettissima e le strutture a triangolo rovesciato che sono il fulcro dell’ultima fatica della sempre impeccabile Miuccia Prada sembrano uscite da uno dei wadrobe che Adrian confezionava per la diva americana. Una collezione che riesce ad essere modernissima riprendendo lo stile classico anni 30/40 delle dive dei film di Hitchcock e Cukor, insieme  qualche tonalità anni 80 ed elementi assolutamente moderni. Elegante, sobria, spigolosa, austera, referenziale al massimo rispetto a una certa estetica della Golden Age di Hollywood, ma al contempo originale e diversa da tutto ciò che si è visto in questo mese di sfilate. Se Prada era stata un po’ un disastro di lustrini e pelliccie colorate, il rigore tipico di Miuccia è stato destinato alla linea generalmente più ‘giovane’. Non è difficile immaginare una Marlene con queste giacche e stole di visone, quei colletti bianchi su una Ingrid Bergman o una Carol Lombard. Anche lo styling  e il trucco sono fedeli a quel periodo, dai capelli rigorosamente ordinati alle labbra rosse alla Alida Valli (o giusto un tocco di colore alla Hepburn), fino agli enormi occhiali da sole.
Se in tanti negli anni hanno ripreso l’immaginario  dell’ Hollywood classica, generalmente il punto di riferimento erano i  vestiti da sera che costumisti come Adrian e Edith Head meticolosamente ‘costruivano’ per le loro dive. Qui Miuccia porta l’altro aspetto, quello stile più pratico ma non meno elegante di attrici come Katherine Hepburn. Unico vezzo le scarpe (forse la cosa che meno mi convince) dal taglio tipicamente anni 40 e ricoperte di glitter, coerenti con lo stile generale della collezione ma che a me non riescono a convincere (anche perché quest’anno, per motivi a me non chiari, non sono state rilasciate foto dei dettagli della collezione, quindi la mia idea è ancora un po’ vaga). Meravigliosa anche la nuova location, il modernista  gli interni modernisti del Palais d'Iéna che complimentano alla perfezione gli abiti. 

(le ultime foto del Palais D'Iéna progettato da Auguste Perret sono di Olivier Zahm)