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domenica 17 novembre 2013

Festival Internazionale del Film di Roma, Day 1 - Snowpiercer

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Giornata d’apertura, ore 8.00. L'auditorium è semi-deserto, c'è quel senso di agitazione misto a calma prima della tempesta che aggrava l'alienazione generale. Avevo dimenticato quanto sia confortante chiudersi in una sala cinematografica di primo mattino, dato che uno screening alle 8 del mattino di Darjeeling Limited a Venezia 2007 è l’ulitma proiezione ad orari proibitivi di cui ho memoria. Sul red carpet stanno montando enormi aereoplanini, la Disney presenterà alle scuole Planes (lo sfigato spin off del già mediocre Cars) e ci sono palloncini ovunque.
In bagno incontro 5 modelle in mutande che si cambiano, per indossare delle finte divise da hostess. Un inizio di festival più surreale di così è difficile da immaginare, ed è anche un ottimo fermo-immagine che in se’ racchiude molte delle contraddizioni e caciarate della manifestazione, ma andiamo avanti. Do’ la priorità a Snowpiercer, dato il rischio che questa sia l'ultima occasione di vedere il director's cut (Weinstein vuole tagliare 20 minuti per il pubblico americano, che reputa troppo stupido per comprendere il film - scopriro' solo in seguito che il buon Harvey non ha i diritti per l'italia e da noi il film uscirà in versione integrale). Il consenso generale è positivo, come è giusto che sia, e nel tragitto verso l'uscita incontro un entusiasta Marco Giusti che nel foyer grida al capolavoro. Perdo la proiezione dell'Amministratore di Vincenzo Marra. Il dramma dell'accavallarsi dei film sarà costante, causa anche mancanza di sale - 2 in meno dell'anno scorso. D'altronde, c’è la crisi. Tutti mi parleranno molto bene del documentario, e nonostante le ripetute proiezioni riesco a perderlo ogni singolo giorno. Speriamo in un uscita prossima.
Decido anche di saltare il film di apertura del festival, Veronesi non è mai stato nelle mie corde e ho sonno. In sala stampa trovo un gran caos. Valeriona Marini in un tubino rosso di pelle e tacchi altissimi si mette in posa per chiunque, dai giornalisti divertiti a fan mooolto coatti e curiosi del caso. La giornata diventa sempre più surreale. Tempo un paio d’ore ed arrivano le prime conferenze stampa. Sottotono quella di apertura, Marco Müller dribbla le domande e Ferrari preferirebbe essere altrove. Rimango in sala aspettando le conferenze delle giurie, ma i tempi si dilatano e invece di James Grey e Larry Clark mi si presentano Veronesi, Elio Germano, Ricky Memphis, Procacci, Elisa e co.
Decido di farmi del male e rimango. Ricky Memphis vincitore morale della giornata, non diverso dai personaggi che interpreta, risponde burbero e diretto alle domande, inizio a divertirmi molto. Presente anche il signore romano che ha ispirato la storia del film, e anche lui con la sua schiettezza e romanità di una volta ci fa sorridere. Peccato per Veronesi che la fa molto lunga e tra discorsi democristiani e autocelebrazioni pare un prete all'omelia della domenica. Appartentemente, questo è il suo salto di qualità verso il cinema d’autore (...). Si fa molta fatica, ma il consenso generale sul film sembra positivo. Non lo recupererò, pazienza.
La giornata non offre altre proiezioni interessanti, quindi per  risparmiarmi l’inevitabile caos della cerimonia d’apertura vado via. Nel corridoio esterno dell'auditorium ci sono masse accalcate sulle transenne del red carpet. Non c'è nessuno di particolarmente famoso in giornata, quindi mi chiedo cosa sia questo casino... ma sentire due ragazzi che dicono "ao, c'e il tappeto rosso, quindi mo arriva qualcuno de famoso, mettemose la'' mi fa capire come sarà l'andazzo fino alla fine del festival.

SNOWPIERCER, Joon-ho Bong (FC) 126’ 
Grande co-produzione internazionale, uno dei film più costosi della storia del cinema koreano e primo film in lingua inglese di Joon-ho Bong, questa favola distopica regala uno dei momenti più entusiasmanti di tutto il festival. Una glaciazione globale ha portato l’umanità all’estinzione, gli unici superstiti vivono su un treno che gira a moto perpetuo intorno al mondo da tredici anni. L’idea di trasporre l’interà umanità, classi sociali e ingiustizie annesse, dentro un treno è fantastica. Funzionava bene sulla graphic novel da cui è tratto il film, ma non era affatto scontato che potesse farlo attretanto sullo schermo. Il lavoro che Bong fa è magistrale, specialmente nella prima parte in cui seguiamo le tremende condizini di vita del proletariato del treno, posto in coda tra scarsa igiene, oppressione violenta e fame. Le atmosfere cupe e claustrofobiche vengono rese in maniera asciutta e pulita, movimenti di macchina audaci perlustrano lo spazio e immergono totalmente lo spettatore su questo vagone di terza classe del futuro. Siamo chiusi in uno spazio sovraffollato, ma il film non perde mai ritmo, non stagna, la regia è dinamica ed attenta. Seguiamo Curtis (un sorprendente Chris Evans, che da bamboccione Capt. America riesce qui a reggere il film quasi totalmente sulle spalle e a non farsi annientare dalla vicinanza di John Hurt, Ed Harris e Tilda), determinato a guidare una ribellione che li porterà in testa al treno, dal benevolo e grande Wilford. L’ordine però, come ci ricorderà a più riprese una fantastica Tilda Swinton - primo ministro del treno - è fondamentale per la sopravvivenza dell’intero sistema, ed ogni tentativo di rivolta verrà punito in maniere perverse e violente. Tilda ha un aspetto grottesco da fumettone, i dentoni finti la fanno parlare in modo buffo e la parrucca non aiuta. E’ palese che si sia divertita tantissimo a fare questo personaggio, che nonostante sia tremendamente crudele e codardo strappa grandi risate alla sala.
Continuare a raccontare il film necessiterebbe di troppi spoiler, il plot è lineare ma pieno di piccoli colpi di scena che accompagnano questo viaggio della speranza. Incredibili alcune scene nei vagoni di prima classe, visionarietà, follia e rigore formale vanno mano nella mano, alcune scene di lotta sono tra le più belle che abbia visto da molto tempo a questa parte, le scenografie e la fotografia sono meravigliose (una su tutti, la lunga ed incredibile scena nella sauna dei ricchi). Joon-ho Bong mi sembra l’unico, almeno quest’anno, che riuscirà a ri-dare valore al cinema di genere, unendo fantascienza, thriller, commedia dell’assurdo, horror, drama, azione in un prodotto formalmente impeccabile, con momenti veramente over the top ed incursioni della follia koreana in uno stile fortemente occidentale. Due ore di intrattenimento puro, dove la linea tra buoni e cattivi non è mai chiara, le rigidità morali del cinema americano sono totalmente assenti, ed è questo uno dei veri punti di forza del film. Sarebbe facile scadere in patetici moralismi, ma nessuno è perfetto, e se la critica sociale è lampante, c’è uno sguardo apologetico nei confronti delle debolezze umane che non lascia spazio ad eroi di nessun tipo. E’ proprio questo, forse, che crea problemi alla distribuzione statunitense. Il personaggio chiave del film compie azioni moralmente deplorevoli, impensabili nel cinema occidentale, ma ne esce come figura positiva, e questo manda in tilt tutti i nostri stilemi di bene e male ed insieme ad essi anche la nostra idea di cinema.

venerdì 15 giugno 2012

Lo strano caso della distribuzione cinematografica italiana. Da Prometheus a Moonrise Kingdom

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Coming Soon... forse.
Nel totale caos socioeconomico di questo paese ogni singolo aspetto della vita commerciale e culturale sembra sciogliersi come il ghiaccio al sole. Musei che vengono commissariati, altri che vengono chiusi (grazie, Matteo Renzi!), nulla che funzioni come deve… e poi c'è lo strano caso della distribuzione cinematografica.
Il caso più eclatante ed attuale è quello di Prometheus, film attesissimo, di alto interesse per il pubblico, con un cast, un regista e una storia che da soli assicurano un successo commerciale quasi scontato. Uscito in tutto il mondo nella prima parte di Giugno, fu annunciato inizialmente per il 14 Settembre. E' vero, si sa, in Italia per qualche bizzarra ragione socioculturale la gente l'estate non va al cinema (totale controtendenza storica rispetto al resto del mondo), ma Giugno non è Agosto. Specialmente se si considera l'importanza del film. Non stiamo parlando di pellicole indipendenti come Hunger di Steve McQueen, uscito solo ora in seguito al successo di Shame ed alla fama di Michael Fassbender. O alla sfortunata sorte di pellicole come This is England, tra l'altro vincitore (al tempo) di un premio della critica al festival del cinema di Roma. Oltre al danno, tra l'altro, la beffa. Un'ulteriore spostamento, ora al 19 Ottobre. Quando oramai il film sarà uscito in dvd in molte parti del mondo.... Che la pirateria vi seppellisca tutti (anche alla Warner che ritarderà di un mese e mezzo l'uscita di The Dark Knight Rises, eh).
Altro caso bizzarro è quello di Moonrise Kingdom, ultima fatica di Wes Anderson. Già uscito in quasi tutti i maggiori stati europei e negli stati uniti, da qui ad agosto sarà uscito ovunque. Da noi no. Per l'esattezza, qui non si ha ancora una data di uscita. Pensavo non avesse neanche un distributore… ma a seguito della proiezione di ieri sera al cinema Adriano di Roma, per la rassegna che porta i film presentati a Cannes nella nostra città, ho dovuto ricredermi. Prima dell'entrata in sala ci è stato consegnato un delirante questionario da compilare a fine proiezione, metà tra il sondaggio di marketing e qualcosa di 'altro'. Vedere per credere:
A quanto pare siamo arrivati ad un punto tale che i distributori italiani non sono in grado neanche di scegliere un titolo adatto per fare uscire un film. A dirla tutta, tra l'altro, Moonrise Kingdom è diegeticamente rilevante perché è il nome che i due bambini danno alla spiaggia in cui si accampano. Non c'entra nulla la LUNA, che nel film, tra l'altro, non si vede mai. Quindi. Promesse d'amore con luna crescente? Fuga d'amore al chiaro di luna? Matrimonio al chiaro di luna? Ma perché. Non male anche ' Mi Piace ' (cosa???) e 'Amore e altre insolite passioni' - bello, adattissimo per un film tenerissimo che parla della solitudine e della difficoltà della tarda infanzia quando si è un po' 'strani'. Cose che lasciano basiti. Per citare Boris. Anzi cose che forse si sarebbero potute vedere in Boris.
Non so neanche come rapportarmi al discorso del 'quale parti eliminerebbe'. Che facciamo, torniamo ai bei tempi di Carlo Ponti che andava distruggendo film altrui (da Le Mepris, caso più eclatante, in poi)? E' tutto così surreale. Da non crederci. 
Ricordiamoci che stiamo parlando di un regista amato dal pubblico, con un suo pubblico che non è poi così di nicchia, e di un film che già solo per il cast non dovrebbe avere bisogno di così tanti timorosi accorgimenti. 
Farei anche notare ai futuri distributori che Wes ha anche diretto altri due film, Bottle Rocket (ok, sconosciuto ai più) e Rushmore, che aldilà della devastante edizione italiana è una pellicola che ha infinite affinità con questo Moonrise Kingdom (la figura del bambino e del rapporto con l'adulto maschio in primis). 
Solo sconforto per noi poveri italiani. A volte sembra veramente di vivere nel terzo mondo. 
E' un grave peccato perché il film è un piccolo gioiello. Adorabile, alla maniera Andersoniana, ma anche divertente, originale e 'nuovo', in alcune trovate e dinamiche che sono piccole 'sorpese' nella maniera di fare cinema del regista texano. Un cast impeccabile, dai bambini (tutti bravissimi) ad un Bruce Willis dimesso e un po' tonto (ma non manca la citazione dei suoi film d'azione verso il finale: mi inchino a quella strizzatina d'occhio). Quando ricapita, tra l'altro, di veder Ed Norton che fa il capo-scout? E sopratutto Harvey Keitel. Cameo finale meraviglioso, con tanto di divisa da boy scout e baffo da pornodivo anni 70. 
Insomma, una pellicola preziosa che a quanto pare, come molte altre, fatica ad arrivare nel nostro paese, sempre più restio alla cultura, anche a quella più smaccatamente popolare.

Edit: il film sarà distribuito in italia dalla Lucky Red, la data d'uscita è il 5 Dicembre 2012.

giovedì 7 aprile 2011

Un delirante squallore tutto italiano.

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O più semplicemente, i festival in Italia.
Attenzione alla delirante e stomachevole  lineup  dell'Heineken Jammin Festival di quest'anno:
GIOVEDI 9 GIUGNO 2011
COLDPLAY
CESARE CREMONINI
BEADY EYE
WE ARE SCIENTISTS
ECHO & THE BUNNYMEN
+ GUESTS
VENERDI 10 GIUGNO 2011

NEGRAMARO
FABRI FIBRA
INTERPOL
VERDENA
ELBOW
+ GUESTS
SABATO 11 GIUGNO 2011

VASCO
ALL TIME LOW
PRETTY RECKLESS
+ GUESTS

Il tutto a soli  172,50 Euro. Siamo l'unico paese al mondo in cui si riescono a far suonare gruppi come Echo and the Bunnymen alle 3 del pomeriggio e dove gruppi come gli Interpol (ai quali auguro di perire sotto una fitta sassaiola) suonano direttamente prima di Fabri Fibra (bello de casa) e dei raccapriccianti Negramaro (ma non si era operato il gallinaccio urlatore? Tornano all'attacco con un nuovo tormentone estivo? Poveri noi.)
Immancabile Vasco preceduto da gruppi di spessore tipo quello-co-quella-di-gossip-girl e gli All Time Low che se ben ricordo fanno un infimo emo-pop-punk. Auguri a loro, nella dura lotta contro la morte i fan del Blasco (... in realtà, potrebbe solo che portare del bene, a ben pensarci).
Bella anche la posizione di Cremonini tra il Gallagher senza talento e i Coldplay. Cioè, fermo restando che l'unico gruppo che mi interesserebbe vedere e che non vedo al Primavera sono gli Elbow, che poverini suoneranno a mezzogiorno tra l'indifferenza generale, la totale casualità di questa mischia irragionevole di gruppi è quantomento... divertente. Oltre allo stupirmi del fatto che ancora lo facciano, nonostante ogni anno il vento e la pioggia tirino giù qualche pezzo, scuoto la testa e accenno un face-palm al fatto che 'eventi' (male organizzati, caciaroni, promotori di pessima musica) come questo siano tra i più importanti del panorama italiano. E' come se in questo paese non si riuscisse a far altro, sotto ogni punto di vista dalla politica alla letteratura al giornalismo e, in questo caso, alla musica di spingere tutto e tutti verso un calderone di qualunquismo disarmante e bieco (laddove vasco, con ligabue e i negramaro, per me rappresenta quanto di più  qualunquista e nocivo ci sia in Italia).

lunedì 6 dicembre 2010

Italia: No Country For Women

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Da donna che ha costantemente a che fare con un dilagante maschilismo in ogni aspetto della propria vita - dal camminare per la strada al farsi largo a gomiti alzati nel mondo del lavoro -  ho trovato amaramente 'illuminante' il numero dell'Internazionale (scorsa settimana) dedicato alla degradante situazione delle donne in Italia. Senza soffermarmi  sugli articoli (tutti interessantissimi e tristemente lucidi e precisi), basta dare un'occhiata a questi numeri per rendersi conto che la situazione è grave e non da' nessun cenno di miglioramento. 

L'Italia 

è all'87° posto  per quanto riguarda l'occupazione femminile
è al 121° per  la parità salariale
è al 97° per la possibilità che hanno le donne di ricoprire incarichi al vertice 
è all'87° posto nella classifica mondiale per come tratta le donne, dopo paesi come la Colombia, il Vietnam e il Perù

dal 2008, quando è tornato al governo Berlusconi, ha perso 7 posizioni

con il 4 per cento di donne nei consigli di amministrazione, supera solo la Bulgaria e la Romania, e resta lontana anni luce dalla Norvegia, che guida la classifica e  dove il 41 per cento dei top manager è donna.
è uno dei paesi europei con la più bassa rappresentanza femminile in parlamento. solo il 21 per cento alla camera e il 18 per cento al senato contro una media del 23 per cento europea e a fronte del 45 per cento della Svezia.

L'80 per cento delle donne norvegesi e il 72 per cento delle donne britanniche lavorano fuori casa. In Italia solo il 45 per cento ha un'occupazione retribuita: è la percentuale più bassa d'Europa ed è ferma da cinque anni.

Le lavoratrici italiane guadagnano in media il 20 per cento in meno degli uomini, e occupano solo il 7 per cento dei ruoli dirigenziali nelle aziende, contro il 33 per cento delle nazioni scandinave.
(e, aggiungo io, la maggior parte di queste rappresentanti femminili all'attuale stato dei fatti sono   anche mignotte).

Così, tanto per riflettere un secondo. I numeri sono molto più effettivi di qualsiasi predicozzo che i vari Travaglio/Saviano/ Chi per loro fanno quotidianamente.  Perchè nonostante tutto:

le donne giocano un ruolo importante nei successi politici del premier. Secondo un sondaggio del 2009, il 42,6 per cento delle donne e il 37,2 per cento degli uomini ha sostenuto il Popolo della libertà.

(dati tratti dall'articolo-inchiesta di Barbie Nadau per Newsweek, dall'articolo di Aaron Maines per il Wall Street Journal e dal libro 'Berlusconi, italienaren' di Kristina Kappelin riportati   da  Internazionale N.874)

martedì 2 novembre 2010

Un attimo di attenzione, please.

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A still from the Berlin's memorial to gay victims of the Holocaust in Berlin
A Berlino (dove, tra l'altro, il sindaco è gay), in pieno centro città, c'è un monumento contro l'omofobia in ricordo delle vittime omosessuali del nazismo. Da noi si fanno battute omofobe per accattivarsi l'elettorato.

Ogni volta pensi dai, oramai ha raggiunto il limite. Non potra' andare peggio di così, cos'altro potrebbe fare? E invece no, il nostro presidente del consiglio non conosce limiti. Un pozzo senza fine di fonti di imbarazzo, vergogna, mancanza di dignità e arroganza. Il poster boy per tutto ciò che c'è di male nell'uomo medio italiano: fedifrago, squallido donnaiolo, sempre alla ricerca della battutina maschilista e viscida che neanche nelle osterie di una voltra, ignorante fino al midollo ed egoista, del tipo che sto bene stanno bene tutti, sempre pronto a fregare ed abbindolare il prossimo, addossando colpe a terzi - manco fosse un bambino all'asilo. Tutto il mondo rimane a bocca aperta mentre giorno dopo giorno, ora dopo ora, ammassa motivi di vergogna per l'Italia. Una volta è Obama, un'altra Rosy Bindi, e chi più ne ha più ne metta. Oggi, mentre tutti parlano della sua ennesima squallida storiella con una minorenne, è il turno degli omosessuali. 'Meglio guardare una bella ragazza che essere gay'. Poi ci chiediamo come mai la gente lo vota. Sono come lui. Non tutti, certo, ma quante volte l'abbiamo sentita una frase che recita 'meglio... che gay?'. Il problema non è (solo) Silvio, sono gli italiani. Questo ennesimo e succulento osso gettato ai media con nonchalance, contribuirà a continuare quello che a lui giova di più. Tutti ne parleranno, e nessuno si occuperà del governo, di quello che stanno facendo alla giustizia, dei soldi delle università che non ci sono proprio più (e neanche i professori e le materie), della disoccupazione dilagante.... In tutto ciò, l'italiano medio continuerà a farselo stare simpatico, questo nano bauscia mafioso, perchè questa goliardia gli appartiene, è sua. Stavolta neanche il Vaticano si arrabbierà, perchè alla fine i froci andranno tutti all'inferno, e allora si che è meglio guardare le ragazzine minorenni che vengono da una situazione di disagio e povertà assolute.
Non saprei come esprimermi olteriormente in riguardo, ma c'è qualcuno che sa farlo meglio di me e con maggior cognizione di causa (forse):

Videolettera di Nichi Vendola a Silvio Berlusconi 


 Il teatro della virilità


Segnalo anche Costantino della Gherardesca, che ne parla sul suo blog, pensandola in linea di massima come me, ma andando oltre e con una migliore esposizione : Meglio gay come John Cage che etero come Totò Riina

giovedì 21 ottobre 2010

Il popolo di Facebook grida vendetta.

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A volte penso di allargare i confini di questo incerto blog e inoltrarmi in pungenti social commentaries. Considerando il tempo che passo a procrastinare le cose che dovrei fare ogni qualvolta incappo in alcune pagine di facebook (vedi, ad esempio, l'inconcepibile ed incomprensibile arcano di Camorra and Love), potrei ricavarne almeno un paio di post al mese. Facebook è un'enorme e sconfinata discarica del genere umano. Fortunatamente nella mia homepage non scorrono memorial di soldati morti o del piccolo samuele, ma ogni volta  che accade qualche evento rilevante per la cronaca (leggi TG1 e Barbara D'urso), mi  piace fare incursione nella rabbia dei benpensanti cibernetici. Il caso Sarah Scazzi è incontenibile. Passare in rassegna lo sciacallaggio mediatico che ne stanno facendo è umanamente impossibile. La necrofilia ha innescato delle reazioni così variopinte che si va oltre il  disgusto per la pochezza mentale della gente, l'unica cosa che si può fare è sedersi e lasciarsi intrattenere. La folle frenesia con cui tutti vogliono contribuire a 'checchifarei io allo zio di sarah scazzi, quando c'era lui questo non sarebbe successo' va oltre ogni mio più selvaggio pensiero. Ci sono cose che se le leggessero Eli Roth e Leigh Whannell si chiuderebbero in una stanzetta a piangere perchè non ci avevano pensato loro per primi. L'impulso di iniziare a commentare a questa follia collettiva è forte...  Stai lì lì per cedere... però poi apri l'homepage di blogger e tra le update trovi questi due post da  7yearwinter, e risparmiandoti lo sforzo di essere arguta, ti limiti a linkarli.

Chi uccide meglio l'uccisore

Death is the Road to Awe

lunedì 6 settembre 2010

Era veramente necessario?

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Si rileva una generale scarsità di argomenti da trattare, se nei 10 giorni di Festival del Cinema di Venezia ti ritrovi a dover rimanere a casa amareggiatissima (proprio nell'anno in cui, tra le altre cose, avresti potuto tampinare un alticcio Tarantino sulla terrazza dell'Excelsior). Avrei quindi voluto sorvolare su ogni questione relativa al festival, ma certe cose proprio non le comprendo.
  • "Niente paura - Come siamo come eravamo e le canzoni di Luciano Ligabue".
    Un film-documentario che racconta l'Italia con le canzoni di Ligabue. Se ne sentiva veramente bisogno?
    "Mi ha lusingato la proposta che mi e' stata fatta anni fa di raccontare una parte del nostro paese con le mie canzoni, utilizzate come punto denominatore, usando una voce sentimentale come quella che ho sintetizzato nella canzone 'Buonanotte all'Italia'".
    Cioè, ok che siamo un paese disastrato sotto quasi ogni punto di vista, ma usare le canzoni di Ligabue come denominatore della nostra storia recente è veramente buttarsi giù più del necessario. Chi è che ha approvato questa roba (sia in generale che al festival)? Capisco che possa dare più visibilità al festival,  vuoi perchè perchè Ligabue è il più famoso rocker d'Italia (un pezzo di me muore ogni volta che sento la parola rock associata a Ligabue, ndr), vuoi perchè c'è geramente gente che al massimo al cinema ci va per vedere Radiofreccia.... ma mio dio, man, get some standards.
  • Visto che stiamo parlando un festival di cinema, non dovrebbero esserci in gara dei film... dei veri fim? Qualche tempo fa ci fu la bagarre di Pupi Avati, grande rifiutato di questa edizione, a cui non mi interessai molto perchè oh, sono cose che succedono. Il problema però nasce quando al posto di un regista (che quantomeno è un regista che aveva realizzato un film) viene chiamato a concorrere in una manifestazione cinematografica un menestrello osannato dai vari radical chic italiani,  con un film che non è  neanche un film. A quanto ho letto, Ascanio Celestini è arrivato a Venezia con un prodotto che è una statica trasposzione cinematografica di un suo spettacolo teatrale (e neanche inedito, uno spettacolo che è una vita che fa girare in italia!). Perchè, caro Müller? Partendo dal presupposto che a me Celestini sta sulle balle (a volte avrà anche argomentazioni condivisibili, ma  è proprio l'atteggiamento da alternativo intellettuale che non digerisco, vedi anche: Giovanni Allevi), trovo ingiusto dare spazio a un non-film (addirittura in gara) in un contesto che dovrebbe premiare e promuovere il (buon) cinema. Leggevo questa recensione (che sostanzialmente dice che il film è orribile). Dovrebbe dar da pensare il fatto che chi recensisce è un evidentemente amante del succitato menestrello, ma non si esime dal dire che "La pecora nera è un film tristemente vuoto, privo dell’essenza stessa del cinema e della magia del teatro". Cioè, un disastro. Vorrei mettermi davanti alle sale cinematografiche e guardare in faccia chi pagherà per vedere un film in cui: 
  • due bambini mascherati che mangiano ragni e si innamorano chiusi nella soffitta dell’oratorio
    (guardacaso,  la recensione si chiude come si apre il mio post. Un pò tutti si chiedono se alcune cose di questa edizione del festival fossero necessarie). Tra l'altro è molto sovversivo farsi produrre il film da RAI Cinema. Come direbbe Matteo Bordone, prcd! ps. mi dispiace, ma l'unica pecora nera che mi interessa è questa qui:
  • Sentivo al telegiornale dei 10 minuti di ovazione popolare per il film su Nāṣiriyya. Ora non mi interessa il film (che non ho visto/ne tantomeno ho intenzione di guardare, ma posso immaginare essere di una qualità che non va oltre la fiction televisiva), non mi va di scendere in polemiche di varia natura, ma non credete mai a questa storia dei 10 minuti di applausi. Specialmente in questo caso vedo difficile che la gente si sia spellata mani, ma non dimenticherò mai come dopo l'anteprima del (terribile) Cassandra's Dream di Woody Allen (alla quale presenziai), i giornali parlavano di 10, 15 minuti di folle ovazione! quando a malapena ci furono applausi, timidamente iniziati solo per rispetto di Allen, e non durarono più di 20 secondi. Insomma, don't believe the hype, specialmente quando serve a vendere qualche biglietto in più.
  • Un'ultima nota di frivolezze: chi ha detto a Laura Chiatti che questo era un modo dignitoso di presentarsi al Festival?
  • Forse il suo makeup artist la odia molto. Mi sento di citare  il caro Glauco/Tirabassi: 'Cagna pure in foto!'.
Aldilà delle polemiche, comunque, io qui sto soffrendo. Avrei veramente voluto vedere Norwegian Wood e Machete, entrambe senza  data di uscita in Italia. Giungono notizie favorevoli almeno riguardo Machete,i cui diritti per l'Italia sono stati acquisiti dalla Lucky Red, e verrà distribuito dalla Key Films. Ovviamente però, è troppo presto per parlare di date di uscita. Povera me. Come si fa ad aspettare così tanto per vedere questo:


lunedì 2 agosto 2010

Rap! o della sicurezza ai concerti

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Method Man
Una decina di giorni fa a Roma c'è stato IL concerto Hip Hop dell'anno (o del decennio?).
Sorvolando su alcuni aspetti che meriterebbero dei post singoli (la pittoresca pletora di personaggi pervenuti all'evento, da truci wigger a hipster fuori luogo, passando per gente che si trovava li' per caso, le pessime figure fatte da innmonabili rapper italiani, varie ed eventuali)  e sul concerto in sè ( non credo andrei oltre il  'troppo fico, bomba, method man mito'), volevo soffermarmi sulla sicurezza dell'evento.
Vado a concerti in maniera assidua e regolare da quando avevo 15 anni. Ho una certa familiarità con situazioni che vanno dal minuscolo locale allo stadio, il centro sociale di media grandezza e il festival all'aperto. Sono sopravvissuta a situazioni di caldo e calca assolute, e ho potuto appurare come in alcuni paesi c'è una forte attenzione alla sicurezza del pubblico indipendentemente dal tipo di concerto a cui stai assistendo, mentre in altri (leggi: in Italia) il concetto di 'sicurezza' viene arbitrariamente deciso e ridefinito di volta in volta.
Un Palacisalfa (pardon, Atlantico) così pieno non lo avevo mai visto, forse solo i Beastie Boys nel 99 avevano causato una situazione simile. Probabilmente neanche gli organizzatori si aspettavano così tanta gente (anche se i Wu Tang Clan in formazione originale forse qualche dubbio sull'affluenza lo potevano far venire - ps. ma dov'era Raekwon? ) ma possibile che non sia venuto in mente a nessuno che forse  un posto chiuso, che già in passato ha avuto problemi di capienza (ok, per Marco Carta, però ecco insomma), di 23 luglio, col caldo che fa a Roma, forse non era la scelta migliore? 
Ma passi il caldo. A quello ci si abitua (anche se con molta fatica). Anche alla calca si sopravvive, al massimo ti metti in un angolo. Certe dinamiche della security ai concerti in Italia, però, non smetteranno mai di affascinarmi. L'unica preoccupazione e norma vigente era questa : non si può stare sulle scale. Sì perché una volta al Palacisalfa c'erano gli spalti, che accoglievano moltissima gente. Ora ci fanno le serate house per i coatti, e quindi li hanno levati per mettere dei soppalchi che assurgono alla funzione di privè in suddette serate.
Le scale per accedere a questi pontili erano OFF LIMITS. Avrei potuto accoltellare qualcuno nel pit, nessuno se ne sarebbe accorto perché erano tutti occupati a far levare la gente dalle scale (fallendo miseramente, tra l'altro, perché da metà concerto in poi anche quelle erano piene di gente accalcata). Non ci sono stati accoltellamenti, non siamo ancora così gangsta a Roma, però qualcosa di bizzarro tra il pubblico è successo. C'era uno sputafuoco. Nel senso che io a un certo punto mi sono girata e ho visto una fiammata alzarsi verso il cielo (e ho onestamente pensato 'fico, stiamo per morire tutti'). Mi dicono essere una cosa che si fa facilmente con una bomboletta spray e un accendino, ma dio mio, non mi sembra l'attività più indicata da fare a poche file di distanza dal palco di un concerto... o no? Ovviamente a questo amico della giocoleria nessuno ha detto niente. La cosa è continuata per  un bel po', tanto che GZA dal palco guardava verso il pubblico e verso gli altri del gruppo con una faccia PREOCCUPATISSIMA.
Fortunatamente nessuno è stato arso vivo, però poi i giorni sono passati ed è successa la disgrazia alla Love Parade di Duisburg....
Tragedia annunciata: "Ma in Italia non potrebbe succedere"
«Al Cocoricò o in qualsiasi altra discoteca della Riviera romagnola una tragedia come quella di Duisburg non potrebbe mai accadere, perché i nostri locali sono a norma».

Ora, fermo restando che dubito fortemente che i locali della riviera siano a norma, e che alla fine viene dal Giornale questa notizia, ma stiamo scherzando? La Love Parade  è un evento che richiama quasi due milioni di persone all'anno, il Cocoricò che capienza avrà, 2000 persone?
Gli errori in Germania sono stati tantissimi, da quelli di valutazione preventiva a quelli effetivi della polizia nel momento del disastro, ma la disinformazione che vige da noi non è da meno. Anche perchè sinceramente sono stufa di sentire conoscenti e parenti che mi chiamano per dirmi  'HAI VISTO? TU CHE VAI SEMPRE AI CONCERTI / IN GERMANIA? HAI VISTO CHE SUCCEDE A ANDARE IN QUEI POSTI LI?'.
Cioè seriamente. Basandosi su ciò che è emerso dai media italiani, sembrerebbe che a Duisburg ci fosse un raduno di rivoltosi drogati che si erano ritrovati per sentire un concerto di Marilyn Manson. Non facciamo di queste orribili demagogie. Ho (potenzialmente) rischiato di venire arsa viva a 10 minuti da casa mia.  Per favore. Noi siamo peggio di tutti.

Alla fine però di tutto questo non me ne frega neanche più di tanto, sto solo rosicando perchè speravo di vedermi il concerto accanto a Trucebaldazzi e invece nn l'ho neanche intravisto tra il pubblico.