domenica 16 gennaio 2011

Inez van Lamsweerde and Vinoodh Matadin for W Mag - Best Performances of 2010

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Dopo i meravigliosi ritratti commissionati dal New York Times a Solve Sundsbo, anche W Mag stila una classifica degli attori che nell'ulitmo anno si sono fatti notare maggiormente. Le 'liste' delle due riviste sono molto simili, ma la mano e l'occhio di Inez e Vinoodh ed alcune scelte bizzarre rendono questa 'Best of' molto più trendy di quanto non fosse quella del NYT. Giusto in tempo per l'inizio della awards season, ecco la serie di fotografie:
Julianne Moore - The Kids Are Alright
Colin Firth - The king's Speech
 Helena Bohnam Carter - The King's Speech
Natalie Portman - Black Swan
(Don't believe the hype. Overacting imbarazzante e  fastidioso.   Non capisco tutta questa smania per questa performance)
 Mila Kunis - Black Swan
(Anche con la sua sola presenza annichilisce la piagnucolenta Portman in ogni scena del film)
Vincent Cassel - Mesrine
Javier Bardem - Biutiful
Jeff Bridges - True Grit
(Fremo per l'uscita di questo film)
Jesse Eisenberg - The Social Network
Justin Timberlake Andrew Garfield - The Social Network
(Justin è sorprendentemente credibile nel film, giuro)
Mark Ruffalo - The Kids Are Alright
Annette Bening - The Kids Are Alright
Nicole Kidman - Rabbit Hole
Elle Fanning - Somewhere
(Overrated / Overhyped much?)
Dakota Fanning - Runaways
Jonah Hill - Cyrus
(Cosa?)
Melissa Leo - The Fighter
(Sì, ma dov'è il superbo Christian Bale?)
Michael Douglas - Wall Street
Robert Duvall - Get Low

mercoledì 12 gennaio 2011

Alexander McQueen SS11 Ad Campaign

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Lindsey Wixon fotografata da (credo, in caso modificherò il post) Nick Knight.



L'immaginario e l'estetica generale sono McQueen al 100% ma c'è qualcosa che non va.

martedì 11 gennaio 2011

This will sell like mad: Lanvin Pre-Fall 2011

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Niente di originale dal fronte Elbaz,  ma nonostante tutto il suo rivistare lo stile classico Lanvin non risulta mai over-done o noioso, c'è sempre qualche -anche minimo- elemento di novità che rende le sue collezioni attuali e moderne. Anche quando, come in questo caso, sono degli orribili stivali pitonati che rasentano il grottesco, ma che andranno esauriti in poche ore, perchè il mondo della moda è fatto così.
Tra l'altro, se c'è una cosa che Alber sa fare bene, è presentare le proprie creazioni. I lookbook delle pre-collezioni di Lanvin sono sempre meravigliosi. In questo troviamo l'elemento vagamente disturbante della tassidermia, che non riesce però a distogliere l'attenzione dai meravigliosi abiti (e i raccapriccianti stivali sopracitati).
Qualche foto hq della collezione. enjoy.


gli orribili stivali

domenica 9 gennaio 2011

Black Swan megapost: Aronofsky, you're better than this

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Da dove iniziare? I problemi di 'Black Swan' sono talmente numerosi che tanto varrebbe fare un freddo elenco in ordine di apparizione. 
Il dubbio che il film che hai tanto atteso (e per il quale ti sei disperata per mesi dopo averlo perso a Venezia) non sia proprio questo capolavoro arriva a circa 2 minuti dall'inizio... perchè davvero, caro Aronofsky... i mostri? Che saranno pure vestiti Rodarte, ma pur sempre di mostri (dalle sembianze che riportano alla mente i vampiri di Buffy) si tratta.
faccia basita perenne
Passiamo oltre. Dopo questa specie di intro che forse negli intenti del regista doveva dare una chiave di lettura al film, creare un mood generale - ma alla fine ti fa solo fare una risata, veniamo proiettati nel mondo di Nina-Natalie Portman.
Avevo letto molto riguardo 'l'incredbile performance' della Portman... Ma stiamo scherzando? Delle facce che neanche Corinna negli Occhi del Cuore. Cagna pure in foto (cit.). Questo sarà uno di quei pochissimi casi in cui il doppiaggio non potrà che giovare al film. Vi assicuro che 2 ore di vocina piagnucolante (e le sue facce, non dimentichiamole) sono una dura prova per il sistema nervoso. 
Ma tralasciamo il discorso recitazione e torniamo alla quotidianità di Nina. Una cosa è chiara sin dall'inizio: la sceneggiatura ha dei crateri ovunque, e le dinamiche tra i personaggi ne sono l'esempio più lampante.  Benchè sia ovvio che il rapporto con la madre non è dei più sani, nulla ci viene detto/mostrato per spiegarci perchè. Potrebbe essere voluto, ma a che pro? Tutte le scene casalinghe sono totalmente staccate dal resto del film, reazioni spropositate e over acting si susseguono in un turbine di fastidio (il mio).
Arriviamo poi al Metropolitan. Se c'è una cosa da riconoscere ad Aronofsky è la bravura nel creare delle immagini e delle composizioni esteticamente impeccabili. Ogni singola scena di balletto è perfetta. Montaggio, movimenti, fotografia... nulla è lasciato al caso, e tutto risulta gradevole e sublime. Anche troppo. L'intero film ruota intorno al discorso del 'doppio', dell'altro', il concetto, però, è gia insistito molto a livello di storia, sovraccaricare le immagini di specchi e riflessi rende tutto troppo forzato, costruito, non spontaneo.
Anche la musica non aiuta. Clint Mansell riesce sempre a creare atmosfere cupe senza mai scadere nello scontato, qui invece si attiene a partiture più tradizionali e non aggiunge nulla all'atmosfera già vacua. Forse le intenzioni erano quelle di richiamare il tema della danza classica, ma quella intesa musica+immagini che rende l'alleanza del musicista col regista così proficua, qui manca. 
Insomma, le tanto ricercate oscurità, alienazione e paranoia non arrivano mai. A volte si scade addirittura nel grottesco. Le scene di autoerotismo sono la cosa meno sensuale di sempre. Anche il tanto decantato rapporto saffico tra la Portman e (una bellissima, sexy, e anche brava) Mila Kunis, non funziona. Non si riesce a entrare nel film. Più che thriller psicologico, il film rientra nel genere 'ragazzina frigida e ossessionata da se stessa che piagnucola per un'ora e 45'. 
Questo modo di mostrare le turbe e le ossessioni di una giovane donna forse può richiamare l'attenzione di qualche adolescente, ma guarderò con sospetto (e disgusto) a qualsivoglia adulto che affermerà che è una superfichissima introspezione nelle problematiche femminili. NO. E non mi fate neanche iniziare sui (divertenti) exploit di sangue e violenza che ogni tanto fanno capolino. Tutto così esplicito, forzato. Di psicologico, qui, non c'è nulla. 
introspezione, metamorfosi? No.
Non ho letto molte critiche, ma immagino già esaltati estimatori che lauderanno il lavoro di allegoria sulla storia del lago dei cigni, il doppio,ecc. Il problema è che qui non c'è allegoria o rivisitazione. E'  ESATTAMENTE LA TRAMA DEL LAGO DEI CIGNI. Trasposta male e in maniera orribilmente prevedibile (se non risibile, a tratti) da un regista che ha provato più volte di saper fare di meglio. Che delusione, Aronofsky.
Qualcosa da salvare, in ogni caso, c'è. Oltre alla generale bellezza d'insieme del film, un meraviglioso, sensuale e vitale Vincent Cassell che rialza un pò il tono. Sono rimasta anche piacevolmente stupita dal suo meraviglioso inglese. Anche il suo personaggio è scontato e prevedibile, ma quantomeno è un piacere per gli occhi e le orecchie. Mila Kunis, piacevole scoperta, brava, bellissima, VIVA. Winona Ryder, in una parte molto più marginale di quanto non vogliano farvi credere, ma quantomeno la rivediamo sullo schermo... la adoro. 

Last but not Least, i costumi firmati dalle sorelle Mulleavy, che già nelle loro collezioni citano molto spesso il balletto, e qui creano abiti che completano i (fragili) personaggi in maniera sublime. In particolare, l'abito da sera che Nina indossa al galà al Metropolitan è incredibile. (Non ci sono foto reperibili online, purtroppo). Per la serie: il film è brutto, ma almeno ci sono i vestiti di Rodarte.

In ultima istanza: questi quattro poster.

Ps. non voglio mai più guardare un film con Natalie Portman in vita mia. MAI.
PPs. il sottotitolo del film avrebbe dovuto essere 'mani di chiunque che si posano sulla vagina di Natalie Portman e poi qualcuno balla'.

Il mondo sottosopra di Marc Chagall.

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‘La Russia si copriva di ghiaccio. Lenin l’ha messa sottosopra, proprio come io ribalto i miei quadri’
L'unica attività possibile - dopo i viziosi eccessi della fine dell'anno - era lasciarsi andare alla preoccupante sindrome di Stendhal che mi coglie ogni qualvolta mi ritrovo davanti a un quadro di Chagall. File sconfortanti, gente inopportuna che sosta confusa in mezzo ai corridoi, allestimento a volte bizzarro (se alcuni lavori fanno parte di una serie sequenziale, perchè metterli così, un po' dove capita?), ma nonostante tutto, ne vale la pena. Probabilmente non è neanche paragonabile alla sublime mostra di un paio d'anni fa al Vittoriano, ma andrebbe visitata anche solo per la presenza del trittico della Rivoluzione (Resistenza, Resurrezione, Liberazione) che fa da fulcro centrale e ideale a tutte le opere esposte.
Molti altri quadri notevoli sono presenti (uno su tutti, La Risurrezione in riva al fiume), insieme a una selezione di bozzetti, schizzi e disegni, accompagnati da una lunga serie di acqueforti (insieme alle lastre originali) a tema biblico che non avevo mai visto.
Fino al 27 marzo 2011, Museo dell'Ara Pacis

(Incommentabile il catalogo della mostra, che ho comprato per puro feticismo del libro d'arte, ma che ricade nella categoria 'vergognoso')

A visual history of Daft Punk's helmets

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La cosa rubbbata del giorno. Un'infographic dal blog di wired.it

Via.


(Perchè avrei tanti film da recensire, mostre da segnalare, news da riportare, ma non mi va. Magari domani.)