martedì 17 gennaio 2012

Movies from an Alternate Universe

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Spesso accade che talentuosi illustratori e designer si confrontino con il cinema, e quasi sempre il risultato è ammirevole. Che sia a casa nostra, come il 'regalo di natale' dei 400 calci in cui vari designer italiani rivedevano le locandine di film famosi  
o nel resto del mondo - si vedano le insegne al neon di Mr.Whaite
c'è sempre qualcosa di entusiasmante, sia ad un livello estetico che di contenuto. Arriva però oggi il lavoro dell'illustratore statunitense Peter Stults  che si è spinto oltre nel suo rivisitare immagini iconiche della storia del cinema. 'Movies from an alternate universe' ovvero - cosa sarebbe accaduto se la sceneggiature di Inception o 2001 - Odissea nello Spazio fossero circolate negli anni 30/40? Fritz Lang avrebbe lottato per dirigerle? E cosa ne sarebbe stato di Drive se alla regia ci fosse stato John Ford? James Dean è forse una scelta 'scontata', ma cosa dire di Howard Hawks alla regia di Avatar? E la tripletta Jimmy Stewart / James Dean / Audrey Hepburn per Rushmore? Non so se Michael Caine potrebbe essere l'ideale Spud per un Trainspotting a-la-nouvelle vague, ma in generale questi poster sono meravigliosi. Ognuno radicato in un suo periodo storico, con un cast impeccabile, scelte registiche divertenti, fanno trasparire un chiaro amore dell'illustratore per il cinema. Davanti questi lavori non si può fare altro che approvare ed ammirare con  soddisfazione. 
 

lunedì 16 gennaio 2012

Prada Mens Fall Winter 2012/13 - A Parody of Power

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Il Palazzo. A Palace of Role Play.
Ho recentemente lasciato il blog a giacere nell'oblio. Con il buono proposito di seguirlo con più attenzione mi trovo ad aprire il 2012 con questa meraviglia.
'No bullshit' sembra essere il motto di Miuccia Prada per questa collezione, che (di primo impatto) si regge su una rigida estetica militare, linee pulite, sartoria pura. Ma c'è  ben altro. Se davvero ci si apre una finestra sulle stanze del potere di alti gendarmi e diplomatici, non lo si fa per glorificarli, ma per deriderli. Si vedano le vestaglie-cappotti di raso, le stampe buffe (copricapi indiani e caschi da football) su tonalità pastello, gli outfit con 'le braghe corte'. Guardati da vicino, come riporta Tim Blanks, quelli che sembrano abiti di lana preziosa non sono altro che cotone e denim. Dress to impress, ok. Ma niente è come sembra. Tagli storicamente attendibili ma solo da lontano, solo in apparenza. E' una Parodia del Potere. 

Siamo in un Palazzo del Potere dove si -gioca- a fare i potenti (si vedano gli attori scelti) con ironia. Tim Roth e la sua inconfondibile camminata ricordano un gangster scanzonato, Adrien Brody un dandy acidulo e sinistro, Willem Dafoe (impeccabile, elegante, regale, quasi meglio di un modello di professione) un'assassino gentleman e l'immenso, meraviglioso, fiero, minaccioso Gary Oldman ( a chiudere, ovviamente, e poi 'guidare' il finale) uno spietato gendarme nazista. Ma c'è anche qualcosa del suo Dracula, 'presente' negli incredibili occhiali da sole con lenti rosse che accompagnano quasi tutti gli outfit della collezione.


Se tutto il mondo è un palco, chi meglio di nove attori professionisti - e così ritorna la letteralità che spesso caratterizza le sue collezioni - per dare vita a questo semplice concetto base?
Impeccabili e calati nella parte, ad eccezione di Garreth Hedlund che si è reso veramente ridicolo distribuendo baci e ciaoni agli astanti, questi 9 attori non erano gli unici non-professionisti sulla passerella (e che 'passerella'. Un gigantesco tappeto rosso bianco e nero di 20x35 metri, simile a quelli che ai tempi della guerra fredda si potevano trovare in grandi palazzoni dove spie e diplomatici decidevano le sorti del mondo). Fotografi, Interior designer, artisti come Ben Shaul, Joergen Pedersen, Michel De Windt, Hannes Schmidt e lo scultoreo  Phillippe Malouin. La stagione è appena iniziata ma Miuccia ha già vinto. 

FIN.

PS. La tenerezza, backstage:

PPS. Era ora che il mondo della moda si ricordasse della classe innata di mr. Oldman, che anni fa fu protagonista con milla jovovich di questa campagna per Donna Karan che rimane una delle ad-camp. più sensuali di sempre:

sabato 17 dicembre 2011

Banksy - Cardinal Sin

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 Pochi giorni dopo la conferma della "partenità" degli stencil apparsi sulle strade di Londra e Liverpool, Banksy propone qualcosa di diverso, più istituzionale ma non meno provocatorio dei suoi soliti lavori.
Lontano dalle strade e dentro le gallerie, non più stencil e pennelli  ma marmo: Cardinal Sin è una scultura che ritrae un cardinale la cui faccia è stata rimossa e sostituita da mattonelle per il bagno. L'opera si ricollega ai continui scandali per abuso di minori di cui la chiesa è sempre più frequentemente 'protagonista'. La scultura è in esposizione alla Walker Art Gallery di Liverpool, accanto a una serie di opere religiose del 17esimo secolo. 
I commenti dell'artista di Bristol sono stati caustici, come al suo solito : "I guess you could call it a Christmas present. At this time of year it's easy to forget the true meaning of Christianity—the lies, the corruption, the abuse." Aggiungendo anche che:"I'm never sure who deserves to be put on a pedestal or crushed under one." 

lunedì 5 dicembre 2011

Takashi Murakami & Yoko d'Holbachie @ Mondo Bizzarro

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L'ultima volta che Murakami è passato da queste parti è stato l'anno scorso, per il suo progetto  site-specific alla Gagosian.  L'artista giapponese torna a Roma nella sua veste più puramente Pop in una mostra organizzata dalla Mondo Bizzarro Gallery che ospiterà alcune litografie originali fino al 10 gennaio. Per contestualizzare i suoi lavori infusi di cultura popolare giapponese, le opere dialogheranno con alcuni slide originali di famosi anime nipponici come Daitarn, Gundam, Daltanious.
Accanto al colorato mondo di Murakami si potranno anche ammirare le opere (dal 10 dicembre in poi) della giovane ma già largamente apprezzata artista pop-surrealista giapponese Yoko d'Holbachie. Come da manuale: citazioni pop di ogni genere, 'mostri' che vedono come referenti musica, cartoons, mass-media e affini realizzati in un impeccabile stile 'tradizionale'.

 (Coming up - su Satellite Voices  - una mia intervista ai curatori delle mostre Dario Morgante e Cristiamo Armati)

mercoledì 2 novembre 2011

Wim Wenders racconta Pina Bausch

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Quando l'anno scorso lessi che tra le uscite del 2012 figurava un film di Wim Wenders in 3D su Pina Bausch rimasi tra il perplesso ed il divertito. La scelta del 3D per 'presentare' una coreografa e ballerina aveva il suo senso, ma era l'idea del film a confondermi. La curiosità, in ogni caso, era alle stelle. Non avevo mai visto nulla di Pina Bausch fino a quando, qualche anno fa, una illuminata professoressa decise di spiegarmi la semiotica applicandola ai suoi lavori. Fu una specie di illuminazione. Cafè Muller, Full Moon, Le sacre du printemps, Victor, brani estratti da vari altri spettacoli: sapevo chi fosse Pina Bausch, ma la mia riluttanza nei confronti del teatro (e della danza, anche) - dovuta forse a studi noiosi in ambito universitario - non mi aveva mai portata ad approfondire questa consocenza. Corpi che si muovevano pieni di vita ma sofferenti, quasi agonizzanti, composizioni coreografiche che non avevo mai visto, gente 'normale' in abiti normali su quei palchi, non impeccabili ballerini da Lago dei Cigni. Rimasi affascinata, quasi turbata, da quello che vedevo. Purtroppo non ho mai avuto occasione di vedere Pina - o i suoi lavori - dal vivo. 
L'altra sera, prima della proiezione alla Festa del Cinema, Wenders ha parlato del film e del suo rapporto con la coreografa scomparsa solo pochi giorni prima dell'inizio delle riprese. Come me, anche Wenders era restio all'idea di sedersi e guardare uno spettacolo di danza. Racconta (sarà vero?) che si trovava a Venezia in vacanza nel 1985, anno in cui il teatro La Fenice proponeva una retrospettiva su 6 opere della Bausch. Fu costretto (o meglio, accettò da bravo gentleman) ad andare ad assistervi dalla sua allora fidanzata. 'Tempo 5 minuti ed ero sul bordo della sedia a piangere come un bambino', dice Wenders. 
'My body  understood it, my brain took a little while to follow up'. E' vero. Anche senza avere alcuna nozione riguardo le basi teorice (nonchè politico-sociali) della Bausch, assistere (anche solo in video) ai suoi spettacoli è qualcosa che prende alle emozioni senza alcun bisogno di ultieriori informazioni. E' questo il grande pregio di questo piccolo capolavoro di film, non classificabile ne come documentario ne come... altro. Dall'inizio - un'intensa 'sintesi' di Le Sacre du Printemps - si viene proiettati in un mondo fatto di musica e corpi che comunicano. 'Senza il 3D questo film nn esisterebbe'.E' vero. E' forse uno dei pochissimi usi della 'terza dimensione' che hanno veramente senso. La profondità, la corporeità delle coreografie, la purezza dei movimenti arrivano amplificati a chi guarda. E' come stare li, in mezzo a loro. 
Wenders alterna esibizioni 'on stage' ad alcuni estratti da lui ambientati in vari luoghi di Wuppertal, dove ha sede il  tanztheater, ad alcuni 'ritratti' dei ballerini della compagnia, che raccontano intimamente il loro rapporto con la Bausch. Pina ogni tanto appare, in immagini di archivio che arrivano fino agli ultimi tempi di attività, quando il suo corpo provato dalla malattia ancora ( o forse ancora di più) comunicava emozioni e sofferenza. Immagini e musica si fondono in una maniera incredibile, migliore di qualsiasi altra 'trasposizione' della danza che abbia mai visto in vita mia. E' commuovemente, senza mai diventare patetico. 
E' la danza che comunica, non c'è bisogno di altro. Sono restia, anzi ODIO chi abusa del termine 'capolavoro', ma questa volta si può dire senza remore. Poco prima dell'inizio del film Wenders ha chiesto chi degli astanti non avesse mai visto nulla della Bausch, perchè quello è il suo target. Ha ragione, forse. Anche se non avete idea di chi fosse, fatevi un favore ed andate a vedere questo film, ne rimarrete folgorati.