venerdì 18 marzo 2011

When in Antwerpen : Maison Anna Heylen

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She loves punk
She loves Einstein
She loves to play
She loves nicknakkery
She loves crazyness 
Di ritorno dalla città della moda, trovo doveroso dedicare qualche post alle numerose gemme che Anversa propone ai suoi visitatori. La Royal Academy of Fine Arts ha regalato al mondo alcuni dei più innovativi designer degli ultimi anni. Oltre ai famosi 'Antwerp Six' (Ann Demeulemeester, Walter Van Beirendonck, Dirk Bikkembergs, Marina Yee, Dirk Van Saene e Dries van Noten), la scuola continua a 'sfornare' incredibili talenti. Molti di questi giovani designers aprono negozi nella città (o, da qualche anno, vengono 'ospitati' da negozi come RA  o lo stesso 'Walter' di Van Beirendonck). La più suggestiva di questi stilisti è sicuramente Anna Heylen. Dopo essersi laureata ed aver lanciato la sua prima collezione nel 1996, nel 98 ha aperto il suo primo negozio nel centro di Anversa. All'interno di un ex-magazzino dei primi del 900, nella centralissima Lombardenstraat, circondata da alcuni dei più bei negozi che abbia mai visto (da fare invidia a New York) si trova la Maison Anna Heylen. Il negozio si trova al piano terra, dove è anche ospitata una piccola esposizione delle bambole fatte a mano dalla stilista, e al piano superiore c'è l'atelier vero e proprio.
Nel negozio si possono trovare i pezzi ready-to-wear e una serie di accessori dalle borse a una collezione di gioielleria, mentre la stilista offre anche capi di couture e abiti da sposa fatti su misura. L'occhio e la manifattura da 'haute couture', però, sono presenti anche solo nei capi presenti in negozio. Ricami minuziosi, dettagli preziosi, pezzi unici di un'eleganza incredibile. Raramente ho visto e sentito con mano un 'artigianato' così meticoloso e artistico, neanche sui capi delle case di alta moda. Un'amore per il dettaglio e la sperimentazione nell'uso di tecnice e materiali innovativi si trova anche nei pezzi più semplici. I prezzi sono abbastanza proibitivi, ma anche solo per curiosità e amore della moda 'artigianale' bisognerebbe farci un salto, se passate da Anversa.
Da notare sono anche le bambole che produce, pezzi unici interamente fatti a mano, in esposizione nel negozio e regolarmente esibiti in alcuni dei più importanti musei del mondo. Ne creò ben 130 nel 1993, in occasione dell'elezione di Anversa a Città Capitale della Cultura d'Europa, e fu questa collaborazione a darle una certa visibilità. Le sue bambole nacquero come risposta concreta alla domanda 'Cos'è la moda per te?'.
Oltre a qualche col cellulare dell'interno del negozio e quelle fatte passandoci davanti di sera non mi pareva il caso di tirare fuori grandangolo e reflex mentre guardavo i vestiti, quindi ecco alcune immagini dal sito, che devono risalire a qualche tempo fa perchè arredamento e illuminazione sono abbastanza diversi ora.
 

venerdì 11 marzo 2011

Vogue Hommes International - James Franco by Terry Richardson

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Terry Richardson ha realizzato la copertina del numero Primavera/Estate dell'edizione francese di Vogue Hommes International. Per una volta - finalmente - James Franco si guadagna una copertina senza abusi selvaggi di photoshop e airbrushing. Il numero uscirà il prossimo 18 marzo, e tra i contenuti spicca una esclusiva intervista a Riccardo Tisci, con servizio fotografico di Mert & Marcus.
Terry aveva, come suo solito, 'suggerito' una prossima collaborazione con James Franco sul suo blog, pubblicando queste foto giusto qualche giorno fa:
Per rimanere in tema Franco, sarà anche sulla copertina di GQ Style (versione UK), fotografato da Inez Van Lamsweerde e Vinoodh Matadin.

giovedì 10 marzo 2011

Miu Miu Fall Winter 2011-12 - Paris

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Miuccia goes 40s
Se Joan Crawford fosse viva, acquisterebbe l’intera collezione autunnale di Miu Miu. Le maxi-spalle esagerate per suggerire l’idea di una vita strettissima e le strutture a triangolo rovesciato che sono il fulcro dell’ultima fatica della sempre impeccabile Miuccia Prada sembrano uscite da uno dei wadrobe che Adrian confezionava per la diva americana. Una collezione che riesce ad essere modernissima riprendendo lo stile classico anni 30/40 delle dive dei film di Hitchcock e Cukor, insieme  qualche tonalità anni 80 ed elementi assolutamente moderni. Elegante, sobria, spigolosa, austera, referenziale al massimo rispetto a una certa estetica della Golden Age di Hollywood, ma al contempo originale e diversa da tutto ciò che si è visto in questo mese di sfilate. Se Prada era stata un po’ un disastro di lustrini e pelliccie colorate, il rigore tipico di Miuccia è stato destinato alla linea generalmente più ‘giovane’. Non è difficile immaginare una Marlene con queste giacche e stole di visone, quei colletti bianchi su una Ingrid Bergman o una Carol Lombard. Anche lo styling  e il trucco sono fedeli a quel periodo, dai capelli rigorosamente ordinati alle labbra rosse alla Alida Valli (o giusto un tocco di colore alla Hepburn), fino agli enormi occhiali da sole.
Se in tanti negli anni hanno ripreso l’immaginario  dell’ Hollywood classica, generalmente il punto di riferimento erano i  vestiti da sera che costumisti come Adrian e Edith Head meticolosamente ‘costruivano’ per le loro dive. Qui Miuccia porta l’altro aspetto, quello stile più pratico ma non meno elegante di attrici come Katherine Hepburn. Unico vezzo le scarpe (forse la cosa che meno mi convince) dal taglio tipicamente anni 40 e ricoperte di glitter, coerenti con lo stile generale della collezione ma che a me non riescono a convincere (anche perché quest’anno, per motivi a me non chiari, non sono state rilasciate foto dei dettagli della collezione, quindi la mia idea è ancora un po’ vaga). Meravigliosa anche la nuova location, il modernista  gli interni modernisti del Palais d'Iéna che complimentano alla perfezione gli abiti. 

(le ultime foto del Palais D'Iéna progettato da Auguste Perret sono di Olivier Zahm)